I Barzini e il "Corriere"

Quali sono le doti fondamentali di un grande inviato speciale?
Capacità di cogliere gli eventi ed efficacia nel raccontarli; astuzia nello scovare le fonti attendibili; ma anche una sorta di dono naturale, che non si acquista, quello di trovarsi nel luogo giusto al momento giusto. Si aggiunga: una curiosità divorante, tale da rischiare anche la vita.
Tutte queste qualità Luigi Barzini Senior le ha possedute al massimo grado, ed è perciò che, ai nostri occhi, senza fare torto ad altri eccellenti giornalisti, continua a rappresentare l'inviato speciale per eccellenza, quasi l'idea platonica dell'inviato.
Alcuni suoi reportages, come quello sul terremoto di Messina, sul raid automobilistico Parigi-Pechino, sull'insurrezione dei boxers e sulla guerra russo-giapponese (cito a caso i più famosi che stanno nella memoria di tutti), restano altrettanti classici del giornalismo viaggiante, anzi del giornalismo senza qualifiche.
Barzini era unico.
Però paradossalmente, questo "unico" ha avuto un doppio, del suo stesso sangue, il figlio che si chiamava Luigi come lui (ma in omaggio al direttore del "Corriere" Albertini).
Naturalmente in altri tempi, con altri metodi ed altra personalità, Barzini "il giovane" ha prolungato in maniera elegante, intelligente e moderna gli exploits di quel grande inviato.
E' toccato al "Corriere della sera", e non a caso, la fortuna di ospitare sulle sue colonne padre e figlio: un pezzo della storia di una professione che comincia, magari, con Erodoto, mitico Reporter di meraviglie.



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